Il mio blogger preferito,
Alfonso Fuggetta, si chiede il senso di questo bombardamento mediatico sull'influenza suina.
In fondo le vittime di questa nuova influenza sono molto pochi, quasi insignificanti, rispetto ai morti provocati dalla influenza normale.
Allora dov'è la notizia? Perché l'aviaria e questa nuova influenza suina sono così presenti nei giornali? Perché tante contraddizioni?
Provo a spiegare. Vediamo se riesco a non dire sciocchezze.
In breve: per i biologi la notizia è molto rilevante. La notizia sarebbe interessante anche per noi, gente normale. Ma spesso i giornalisti non riescono a sintetizzare il succo della questione. Fanno da ripetitore, a volte con un ricco uso del copia-incolla. E questo non ci aiuta a capire.
In dettaglio: L'influenza è un virus che infetta l'uomo e il cui ceppo (strain flu) passa da uomo in uomo, e così si diffonde.
Passando da uomo a uomo, muta e ne nascono così nuove forme. E' per questo che prendiamo l'influenza ogni anno. Ma queste nuove forme sono come versioni diverse dello stesso modello di automobile. Più o meno sono tutte simili.
Per questo di solito l'influenza è una infezione che il nostro sistema immunitario è perfettamente in grado di gestire, a meno di gravi mancanze immunitarie (malattia, vecchiaia).
In rarissime occasioni, il virus passa da animale a uomo. In questo modo si viene a formare un ceppo di influenza contro cui le difese umane non sono sufficienti. E così abbiamo una influenza mortale.
Il virus può passare da animale a uomo solo in caso di convivenza stretta, per esempio nel caso di popolazioni in cui è pratica comune tenere polli o altri animali in casa. Normalmente questo ceppo una volta infettato l'ospite umano, finisce lì. Non passa da uomo a uomo.
Ma a volte che succede?
Il virus si diffonde, e muta in modo da adattarsi a infettare l'ospite umano. L'epidemia si diffonde e attrae l'attenzione dei biologi i quali analizzano il virus e si allarmano dicendo: "Ma questo non è un virus umano". E si spaventano moltissimo.
Ok, il virus del maiale ha imparato, o meglio è mutato in maniera da propagarsi da uomo a uomo.
Così facendo, in teoria, dovrebbe diminuire la sua virulenza, in quanto un agente patogeno che ammazza l'ospite, ha poche probabilità di diffondersi.
Le organizzazioni sanitarie marcano stretta questa situazione, con grande interesse e preoccupazione. Sono anche un po' curiosi di vedere se il virus ce la farà a rompere l'equilibrio tra diminuzione della virulenza e propagazione. Come nel 1920. Cinquanta milioni di morti.
L'aviaria era interessante ma è rimasta confinata in Cambogia e in Vietnam, posti da cui noi del primo mondo non passiamo spesso. In ogni caso l'allarme non è cessato.
Il nuovo ceppo in Messico è molto più preoccupante perché è un paese dove il traffico internazionale è molto più intenso.
Le comunicazioni tra i ministeri della sanità delle varie nazioni, si fanno frenetiche, e i giornalisti pubblicano qualsiasi numero venga loro offerto, anche per sentito dire.
Noi rimaniamo disorientati da questi numeri che i giornali ci buttano là. Non riusciamo a capirli.
Ci sono 1300 contagiati, poi 47 morti, poi 100, poi 38, poi più di 100, ma 100 di che? Morti o contagiati? Ma non era quell'influenza lì. Allora cos'era?
Ok, noi non ci capiamo nulla. Allora è grande festa per i complottisti che hanno la conferma che le malattie sono inventate dalle case farmaceutiche per aumentare il loro profitto.
Ma ci sono persone che questi numeri li capiscono benissimo. E 3, 4, 10, 30 infetti o morti o sospetti di influenza suina o influenza aviaria, per loro hanno una grande rilevanza. E un grande valore per lo studio e la prevenzione, la predisposizione di blocchi, e presidi.
Se non succede nulla, queste persone hanno fatto bene il loro lavoro, salvo poi beccarsi le critiche per il procurato allarme.
Se un giorno invece l'infezione diventerà pandemia, bè, immagino che ci saranno molte meno critiche.